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Feed – Mauro Gargano – Puglia Sounds Record 20/21

7 Maggio 2021 @ 10:00

MAURO GARGANO
FEED
USCITA 7 MAI 2021
DIGGIN MUSIC PROD

ALESSANDRO SGOBBIO PIANO, SINTETIZZATORE
MAURO GARGANO CONTRABBASSO, COMPOSIZIONI
CHRISTOPHE MARGUET BATTERIA, PERCUSSIONI

Questo ultimo anno, caratterizzato particolarmente dall’epidemia di Covid 19, é stato un terribile banco di prova per noi tutti.
Il virus, arrivato in sordina, ha messo alla prova la nostra capacità di reagire tempestivamente al pericolo, tirando fuori da ognuno di noi atteggiamenti umani i più contrastanti.
Per cercare di alleviare la pressione sui servizi di urgenza e rianimazione saturati, e limitare il più possibile la morte di tante persone colpite da questo virus inarrestabile, ci siamo ritrovati confinati nelle nostre case.
Impauriti dai quotidiani bollettini epidemici provenienti dai telegiornali e dal web, molti di noi hanno reagito spesso negando la situazione, altri invece accettando responsabilmente la realtà delle cose, altri ancora rimboccandosi le mani per aiutare i più deboli e vulnerabili, riportandoci nelle atmosfere umane del romanzo di Albert Camus la “Peste”
Molti di noi si sono ammalati, chi blandamente, chi inconsapevolmente, e chi purtroppo con conseguenze terribili per la propria salute e per i propri cari.
Limitati nelle nostre interazioni sociali allo stretto necessario, per un lungo periodo ci siamo ritrovati in un limbo nel quale molte di quelle abitudini che reputavamo scontate e dovute, ci sono state negate per salvare la nostra società dal collasso.
Ciò era assolutamente necessario, ma ha avuto per molti conseguenze economiche e psicologiche pesanti.
In questo quadro quindi caratterizzato da una socialità fortemente limitata, per molti di noi la musica e la cultura in generale si sono rivelate compagne indispensabili per poter superare questo momento di solitudine e paura.
Mai come ora, anche se negata nella sua prossimità, la musica assolve a quel compito di nutrimento dello spirito e delle sinapsi che ha da sempre avuto, sin dalle sue forme più arcaiche ed antiche.
Perché paradossalmente, una volta isolati e fatto il vuoto delle aspirazioni meno essenziali, questo lockdown ci ha costretto a mettere in relazione due delle esigenze indispensabili dell’uomo: quella di nutrire il corpo, e quella di alimentare lo spirito e il cervello.

La musica ha potuto comunque fluire attraverso di noi grazie agli innumerevoli supporti e mezzi a disposizione. E pur non potendo essere condivisa dal vivo né dai musicisti e né dal pubblico,
ha riempito i nostri spazi vuoti, rendendo sostenibile il passare del tempo con noi stessi, e tollerabile un principio di realtà basato sull’attesa dei tempi migliori e della libertà.
In tutto questo periodo quindi ho pensato a cosa veramente riesce ad alimentare il mio immaginario e quello della gente che ama la musica.
Ho voluto quindi chiamare il mio nuovo progetto “FEED”, “nutrire, alimentare”.
Perché la musica alimenta il musicista che la crea, ma anche l’ascoltatore che la fruisce.
In questa corrispondenza biunivoca, la musica ci permette di vivere nuovi stati di coscienza, ed aumenta la capacità del nostro cervello di produrre “dopamina”, quindi a migliorare il nostro benessere.

Il repertorio di questo gruppo é stato composto fra aprile e settembre 2020, e rispecchia molto le mie riflessioni pre e post lockdown, e molto i miei ascolti di questo periodo.
La formula piano, contrabbasso, e batteria, mi ha da sempre affascinato sin dai primi ascolti giovanili. Per anni i trii di Bill Evans, Paul Bley, Keith Jarrett, Duke Ellington, Oscar Peterson, Wynton Kelly, Enrico Pieranunzi, John Taylor, Brad Mehldau, Bobo Stenson, hanno occupato ed occupano un posto privilegiato nella mia discografia, e girato senza sosta prima nel mio mangia-cassette, nel mio giradischi, poi nel lettore CD.
Da musicista anni dopo, quando ho avuto un minimo le capacità per esprimermi in questo tipo di formula, ho avuto la fortuna di suonare pianisti stilisticamente molto personali, poco interessati ai manierismi, come per esempio Kenny Werner, Bruno Angelini, Philippe Le Baraillec, Bojan Z, Mirko Signorile, Giovanni Ceccarelli, Pierre Alain Goualch etc.

Ma per me da contrabbassista, non era facile poter scrivere delle nuove musiche per il pianoforte evitando i clichés del genere, e la voglia di riproporre la lezione dei grandi maestri si é posta regolarmente ogni qualvolta trascrivevo le loro composizioni per studiarle, o quando cercavo ispirazione compositiva partendo dalla loro discografia.

Ho cercato allora di rinnovare i miei ascolti interessandomi a nuove musiche, in particolare modo alla musica contemporanea, al rock, al jazz contemporaneo, ma anche alla popular music e alla tecno.

Gli ultimi dieci anni in particolare, tanti pianisti hanno prodotto, a mio avviso, delle musiche eccezionali per il trio piano-contrabasso-batteria, prendendo come riferimento altri tipi di musica oltre il jazz.
Penso per esempio a Vijay Iyer, Stefano Battaglia, Craig Taborn, Benoit Delbecq, Christian Wallumrod, Marcin Wasilewsky, The Bad Plus, The Necks. Ma anche batteristi come Jim Black, Tyshawn Sorey, Dan Weiss, hanno scritto delle musiche molto interessanti per il trio con il pianoforte.

Incuriosito da questi riferimenti, ho cercato un partner pianista che potesse incarnare la mia voglia di suonare nuove composizioni per trio, in parte influenzate dalle mie esperienze personali e dai miei interessi per le musiche che ho citato.
Ho trovato questo pianista in Alessandro Sgobbio, del quale seguo le gesta da 10 anni e del ho sempre ammirato lo stile, in bilico fra le esperienze della musica contemporanea, anche popolare, e quelle del jazz “nordico” dove si é formato. Ho voluto quindi coinvolgere nel progetto un mio vecchio partner con cui ho suonato tantissimo, il batterista francese Christophe Marguet (ex Henri Texier, ONJ).
Assolutamente contiguo per preferenze stilistiche e attitudine umana.

Il nostro primo incontro é avvenuto 3 anni fa sotto forma di “session” aperta. Una sinergia profonda si é creata fra noi tre sin dai primi istanti. Poi ci siamo incontrati regolarmente improvvisando e suonando composizioni personali nel corso di questi anni. Numerosi concerti si poi sono succeduti, ed di uno di questi in particolare, un storico programmatore di France Musique, Xavier Prevost, ha scritto a settembre su JazzMagazine: “Questo bellissimo concerto ci ha portato in subbuglio fluttuante di emozioni. Una bella promessa per l’avvenire di questo gruppo, e per l’album che aspetteremo con impazienza”.

1 – Feed 7:26
2 – Full Brain 4:29
3 – Ilvas’s Dilemna 6:04
4 – Keep Distance 8 :00
5 – Look Beyond The Window 6 :03
6 – Lost Wishes 5 :00
7 – The Red Road 4 :35
8 – The Secret Garden 5:47

Feed: “nutrimento”.
Questa composizione é nata in un solo giorno, improvvisando sul contrabbasso inizialmente, poi al pianoforte. L’idea di una lunga linea di basso all’unisono con il pianoforte viene da Craig Taborn, che spesso utilizza il basso come fondamenta del brano, e linea principale per la melodia. Ma anche dal Prokofiev dei concerti per pianoforte, sopratutto dal punto di vista armonico.

Full Brain:
Dedico questo brano a tutti coloro che soffrono della sindrome neurologica di deficit dell’attenzione e iperattività (TDAH, ADHD).
Questa patologia spesso non diagnosticata, e non curata, sembra che colpisca il 5,3% della popolazione mondiale. Il lockdown si é rivelato particolarmente duro per molte famiglie con adulti o bambini iperattivi chiusi in casa. Anche in questo caso, questa composizione é nata da una improvvisazione al pianoforte su delle metriche dispari, e su un accordo a doppia sensibile.

Ilva’s Dilemma:
L’eterno dilemma a cui molti di noi sono costretti loro malgrado, ma che in questo caso assume un significato molto più complesso.
Sacrificare la propria vita sul lavoro per far vivere i propri cari, che però a loro volta rischiano la loro perché prossimi alla fonte dell’inquinamento che produce il lavoro.
Il dilemma dell’ex Ilva di Taranto é quello a cui si trovano di fronte i politici ogni qualvolta valutano i rischi di un’eventuale chiusura della fabbrica per inquinamento. Da una parte dovrebbero chiuderla perché le statistiche sulle morti causate dall’inquinamento della fabbrica sono eclatanti, dall’altra non lo fanno perché la stessa tiene in vita la città di Taranto e migliaia di famiglie.
Al tempo stesso la messa in sicurezza della fabbrica potrebbe salvare capra e cavoli, ma la società che la gestisce non vuole prendersi la responsabilità di una spesa così grande e pretendo che lo faccia lo Stato a sue spese.
Nel mezzo gli operai scelgono per la maggior parte di continuare a lavorare, nonostante il pericolo e le morti sul lavoro, pur di garantire un futuro ai loro figli. Questo é il dilemma.
Questa composizione é in realtà un arrangiamento di un brano che ho già pubblicato che si intitola Pasolini, ho cambiato il titolo in “Ilva’s Dilemma” in omaggio alla gente di Taranto.
É basato su di una melodia che ricorda le musiche delle processioni dei “Misteri” suonate dalle bande municipali della mia regione.

Keep Distance:
É stato l’imperativo di questi tempi per cercare di limitare il più possibile la propagazione del virus.
Fare attenzione alle distanze é diventata la priorità che caratterizza i rapporti sociali attuali.
Per alcuni la paura, la consapevolezza che il prossimo potrebbe essere vettore di contagio, per altri la negazione della malattia, l’incoscienza, ed il rifiuto della paura.
Tutto questo sarà alle nostre spalle quando un vaccino ci aiuterà a creare una immunità di gregge, e ritorneremo a vivere condividendo la socialità liberamente.
Colori armonici puntellano distanze ritmiche non regolari, le poche melodie sono come parole di circostanza in attesa di tornare liberi. L’evoluzione improvvisata rappresenta una libertà raggiunta con difficoltà.

Look Beyond the Window:
É quello che molti di noi si sono ritrovati a fare gioco forza.
Ma é anche una frase che mio nonno mi diceva sempre, e che nelle circostanze del lockdown mi ha permesso di tenere duro. L’ho composto su forma canzone per poi l’abbiamo riarrangiata con il trio. Introdotto virtuosamente da Alessandro il brano evolve in un crescendo costante. L’idea del groove e della sonorità viene direttamente dal rock des E.L.&P. , ma anche da The Necks, e Pat Metheny.

Lost Wishes:
Ho tentato di scrivere una canzone di Natale per questi tempi così particolari, ed é venuta così… In bilico fra Ornette Coleman e le canzoni folk nordamericane, abbiamo cercato di interpretare liberamente il flusso melodico della canzone cercando dei punti di contatto e dei punti di contrasto nell’improvvisazione.

The Red Road:
La “Strada Rossa” é la statale 7 che dal cavalcavia dell’uscita per Taranto attraversa l’industria metallurgica dell’Ilva (ora Arcelor Mittal). Il titolo del brano si riferisce ad un ricordo di infanzia. Di quando mio padre si recava a Taranto per lavoro ed io lo accompagnavo.
Ricordo di come l’intera statale sopratutto allo svincolo per l’Ilva fosse completamente “rossa”, ricoperta di polveri minerali che al minimo alito di vento si sollevano per aria. Da quando é stata fondata, le polveri sottili della fabbrica provocano delle patologie cancerogene terribili negli operai e nelle persone che vivono nei quartieri della città di Taranto che sono limitrofi.
Come nel piccolo Lorenzo Zaratta, bambino di 5 anni morto a causa di un particolare tipo di tumore al cervello provocato dai veleni dell’ex Ilva, questo brano é dedicato a lui.
La situazione attuale legata all’emergenza Covid mi ha fatto pensare molto alla gente del rione Tamburi di Taranto chiusa in casa, e con le finestre chiuse a causa dei fumi dell’ex Ilva…
Una doppia pena che queste persone non meritano.
Il brano l’ho composto in 2 ore, l’idea mi é venuta mentre cercavo di rendere musicale uno studio sugli intervalli di nona e tredicesima al contrabbasso.

The Secret Garden:
Questo brano lo dedico al pianista, intellettuale, didatta pugliese Gianni Lenoci recentemente scomparso.
Per anni é stato uno dei motori creativi della mia regione. I suoi insegnamenti hanno influenzato generazioni di musicisti, e con altri pochi ha creato, nell’ambito di un panorama artistico stantio, un’oasi creativa unica nel suo genere.
“The Secret Garden” é anche il titolo di un album di Gianni.
Questa mia composizione é basata su di una serie di piccoli Haiku melodici che siamo riusciti a combinare nell’ambito di un’improvvisazione collettiva più estesa.
I piccoli motivi ritmici ripetuti sempre con piccole nuove variazioni, hanno richiesto molta attenzione da parte nostra per cercare di non arrestare il flusso improvvisativo.

BIOGRAFIE_______________________________________________________________________
Mauro Gargano
Mauro è nato a Bari, Italia nel 1972.
Comincia a studiare basso elettrico con Vito Di Modugno al Pentagramma.
Successivamente dopo aver studiato contrabbasso classico e jazz al fianco di maestri italiani (Maurizio Quintavalle, Furio Di Castri, Paolo Fresu ed Enrico Rava), parte alla volta di Parigi nel 1998 e continua gli studi di contrabbasso classico nel conservatorio del 4 ° arrondissement con Christian Gentet.
Successivamente si diploma con il massimo dei voti al CNSM di Parigi nella categoria “Jazz et musique improvvisée” studiando con Riccardo Del Frà, Daniel Humair, Hervé Sellin, François Theberge, Glenn Ferris.
Seguiranno numerose collaborazioni discografiche, ben 42 album come sideman, 5 come leader tra cui “Quartetto Moderno” (Schema) con Mirko signorile e Pasquale Bardaro, “The Three Moons” (Jazz Engine) con Gaetano Partipilo e Fabio Accardi, “Angelini-Gargano-Moreau trio“,” Mo’Avast Band ”(Note sonanti, Revelation Jazzmagazine 2012) con Francesco Bearzatti ,” Suite for Battling Siki ”(Gayamusic, CHOC Jazzmagazine 2016) con Bojan Z, Jeff Ballard, Jason Palmer, Manu Codjia , Ricardo Izquierdo, “ANTS” (Gayamusic, Revelation Jazzmagazine 2017) con Ricardo Izquierdo e

Fabrice Moreau, “NUAGES” (4 stelle Jazzmagazine 2020) con Matteo Pastorino, Giovanni Ceccarelli e Patrick Goraguer.
Sul palco accompagna e registra con molti artisti internazionali come: Aldo Romano, Kenny Werner, Jason Palmer, Bojan Z, Daniel Humair, Rene Urtreger, Jason Palmer, Francesco Bearzatti, Nasheet Waits, Mike Moreno, Chris Cheek , Ricardo Izquierdo, Giovanni Mirabassi, Christophe Marguet, Roberto Ottaviano, Sebastien Jarrousse, Alexis Avakian, Jeff Ballard, Thierry Eliez, Nicolas Folmer, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Michel Legrand, Philippe Lebaraillec, Bruno Angelini, Sebastien Texier, Emile Parisien, Remi Vignolo e altri.

Alessandro Sgobbio
Pianista e compositore, co-fondatore del progetto Pericopes e leader del quartetto italo-norvegese Silent Fires, Alessandro Sgobbio è stato nominato al TopJazz (nuovi migliori talenti del jazz italiano), ricevendo successivamente i premi Umbria Jazz Contest e Padova Carrarese. Formatosi presso il Conservatorio di Parma e la Norges Musikkhøgskole di Oslo, Alessandro riceve il secondo premio al Concorso Luca Flores di Firenze e viene selezionato al concorso Martial Solal  di Parigi. In Francia, Alessandro Sgobbio crea e produce nuovi progetti discografici, tra cui il trio Charm e il sestetto Debra’s Dream. Undici gli album pubblicati in qualità di leader / co-leader, con oltre 200 i concerti eseguiti in America, Europa e Cina con il trio transatlantico Pericopes+1. Il recente album “Forests”, incentrato sul tema della spiritualità, è stato selezionato come disco del mese dal mensile Musica Jazz e Europe Jazz Network.

Christophe Marguet
Classe 1965, ha studiato con Jacques Bonnardel, Michel Sardaby, Keith Copeland, ha vissuto di musica dall’età di 20 anni e ha svolto stage con Kenny Barron, David Liebman, Richie Beirach e John Abercrombie.
Successivamente ha suonato con molti musicisti tra cui Barney Wilen, Alain Jean-Marie, Vincent Herring, René Urtreger, Turk Mauro, Stephane Grappelli, Didier Levallet, Enrico Rava, François Corneloup, Richard Galliano, François Jeanneau, Paolo Fresu, Glenn Ferris, Marc Ducret, Joachim Kühn, Gian Luigi Trovesi, Louis Sclavis, Claude Barthélémy, Yves Robert, Christof Lauer, Michel Portal, Dominique Pifarély, Ricardo Del Fra, Mat Maneri, Herb Robertson, Boyan Z, Barry Guy, Paul Rogers, Kenny Wheeler, François Couturier, Larry Schneider, Joëlle Léandre, John Scofield, Joe Lovano…
Nel 1993 ha fondato il suo trio con Sébastien Texier e Olivier Sens. Si è esibito nella maggior parte dei maggiori festival jazz in Francia e in Europa e si è esibito in molti paesi stranieri in Asia, nelle Americhe e in Africa.
Ha partecipato alla registrazione della colonna sonora per Bertrand Tavernier: “Ça commence aujourdhui”, con musiche di Louis Sclavis “Holy Lola”, e musiche di Henri Texier. Durante la sua carriera ha ricevuto diversi premi tra cui il 1 ° Premio di gruppo e 1 ° Premio di composizione con il suo trio “Resistance Poétique” (Sébastien Texier e Olivier Sens) al concorso Jazz de La Défense nel 1995.
Ha anche ricevuto il Django d´or (French Revelation Hope) e il “Talents Jazz” (Premio Adami) nel 1998 per il suo primo album in trio “Resistance Poétique”. Nel 2004, ha ricevuto il grado di cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, e più recentemente diversi premi “CHOC” (2008, 2012 e 2013) per i suoi dischi “Itrane”, “Pulsion” e “Looking for Parker” dalla rivista JazzMagazine.

Progetto musicale sostenuto dall’avviso pubblico: Puglia Sounds Record 2020/2021.