Il mondo di Tom Waits, poeta dannato, cantore per eccellenza dell’America underground, visionario ma legato alla realtà della strada, raffinato ma attento alla realtà degli ultimi (prostitute, ubriaconi, clochard), autore di storie di un mondo minore, scritte tra strade abbandonate, vicoli bui, locali fumosi, motel di periferia, costituisce un riferimento assoluto nella musica contemporanea; e, proprio perchè molto legato alla figura e alla cifra del suo autore, costituisce un songbook difficile, che ha molto ispirato i migliori interpreti (da Ute Lemper a Scarlett Johansson) come i migliori songwriter del nostro tempo (in Italia, un nome su tutti, Capossela). Tuttavia, proprio il peso specifico di Waits ha scoraggiato una rilettura completa della sua  opera. Per questo, My Waits, di Serena Spedicato, rappresenta un atto di coraggio, oltre che  un atto di devozione.  In My Waits, infatti, Spedicato e il suo gruppo di raffinato jazz da camera -pur nel pieno  rispetto della poesia e della metrica waitsiane- decontestualizzano  il songbook del poeta  californiano, tratto esclusivamente dai suoi primi dischi (da Closing Time sino a Heartattack  and Wine), donandogli una interpretazione jazz fresca e convincente. La voce cristallina di Serena Spedicato, così diversa dalla roboante interpretazione di  Waits, conferisce una raffinata eleganza a melodie preziose, che, nella nuova veste,  appaiono dotate di luce nuova. Il gruppo, con Gianni Iorio al bandoneon e al pianoforte,  Antonio Tosques alla chitarra, Pierluigi Balducci, anche arrangiatore del progetto, al basso e  Pierluigi Villani ai ritmi, porta alla luce gli angoli più segreti e nascosti del mondo di Waits, i  suoi riferimenti reconditi.  Un lavoro di valore assoluto.