Anima Mea Festival

Organizzato da

Artistic director Gioacchino De Padova

FESTIVAL
Si svolge a
IN PROVINCIA DI

Anima Mea Festival, sin dalla sua nascita nel 2010, è orientato dalle tre parole che accompagnano il nome: Musiche Mondi Memorie. Tre sostantivi plurali, perché il patrimonio musicale storico si presenta come un universo di visioni ed espressioni di straordinaria varietà, irriducibile a schemi di stile o repertorio.
Questo vale in parte anche per le opere d’arte musicali create negli ultimi decenni, a cui Anima Mea riserva un’attenzione non marginale, laddove le nuove opere abbiano una relazione viva e visibile con opere storiche.
Questo è il senso che diamo alla ormai condivisa espressione HIP, cioè Historical Informed Praxis, quel complesso di ricerche, conoscenze applicate, pratiche esecutive e anche azzardi di riletture che ci ricordano la natura stessa della musica: suono vivo realizzato da persone vive che si incontrano fisicamente per fare musica.

E benché viviamo in un’epoca di fonografia diffusa e pervasiva, spesso anche troppo invadente, sbilanciata sui versanti dello svago, o peggio dell’inquinamento sonoro, siamo decisamente persuasi che lo spettacolo dal vivo sia fatto umano ineludibile e che la musica d’arte contribuisca in modo decisivo alle prospettive della civiltà.

Più volte abbiamo accompagnato le edizioni di Anima Mea con una frase pronunciata da Leonard Bernstein in una delle sue ultime interviste; finché non troveremo parole più chiare, sarà il nostro motto: “Il punto è che l’arte non ha mai fermato una guerra e mai ha dato lavoro a qualcuno. Non è mai stata questa la sua funzione. L’arte non può cambiare gli eventi. Ma può cambiare le persone. Essa può portare le persone a cambiare… perché le persone cambiano con l’arte – si arricchiscono, si nobilitano, sono incoraggiate – così che esse agiscono in un modo che può influenzare il corso degli eventi… il loro modo di votare, i loro comportamenti, il loro modo di pensare.”

English version

Since its inception in 2010, Anima Mea Festival has been guided by the three words that accompany its name: Music, Worlds, Memories. These three plural nouns reflect the historical musical heritage, presenting itself as a universe of visions and expressions of extraordinary variety, irreducible to stylistic or repertoire patterns. This also applies in part to the musical works of art created in recent decades, to which Anima Mea pays significant attention, whenever the new works have a living and visible relationship with historical works. This is the meaning we give to the now widely shared expression HIP, or Historical Informed Praxis, that complex of research, applied knowledge, performance practices, and even daring reinterpretations that remind us of the very nature of music: living sound created by living people who meet physically to make music.

And although we live in an age of widespread and pervasive phonography, often too invasive, biased toward entertainment, or worse, toward noise pollution, we are firmly convinced that live performance is an inescapable human fact and that art music contributes decisively to the prospects of civilization.

We have often accompanied our Anima Mea editions with a quote from Leonard Bernstein in one of his last interviews; until we find clearer words, it will be our motto: “The point is that art has never stopped a war or given anyone a job. That has never been its function. Art cannot change events. But it can change people. It can lead people to change… because people change with art—they are enriched, ennobled, encouraged—so that they act in ways that can influence the course of events… their way of voting, their behavior, their way of thinking.”

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